giovedì 29 novembre 2007

Riceviamo e pubblichiamo

Grazie a voi per aver dato vita a un concorso così originale. Ritengo che iniziative di questo genere siano un buon carburante per stimolare le associazioni di idee e sollecitare il pensiero della gente.Senza necessariamente voler salire sul carretto dei vincitori, l'opportunità di questa gara mi ha offerto l'occasione di fare quello che amo, scrivere e, ancora una volta, questo mi è servito per fare esercizio e di conseguenza affinare un pò di più la tecnica.

Silvia Barbieri

mercoledì 28 novembre 2007

Un’anteprima del vestito …


Ringrazio tutte le ragazze che hanno partecipato al nostro concorso.

Mi sarebbe piaciuto premiarle tutte, ma una sola è la vincitrice … complimenti Ludovica!
L’Ufficio Stile di EMMANUEL SCHVILI si è molto divertito a realizzarle il vestito, è stato emozionante quanto leggere il racconto.

Abbiamo voluto interpretare le ombre e le luci della nostra vita quotidiana ed il risultato è stato un vestito nero, come immaginato da Ludovica, elegante ed illuminato da scintillanti punti luce.

“Il Gatto Nero” è il titolo del racconto di Ludovica ed è anche il protagonista del nostro abito.
Venerdì lo vedremo indossato da Ludovica!


Giorgia Schvili
Ufficio Stile EMMANUEL SCHVILI

lunedì 26 novembre 2007

Ecco Ludovica Falconi


Intervista a Ludovica Falconi, vincitrice della prima edizione del concorso nazionale di scrittura e moda “Vestirsi di emozioni”

“SEI UNA SIGNORA?”

Intervista a cura di
Monica Caboi

Cosa fa Ludovica Falconi? Sappiamo che hai 22 anni e che sei di Roma, ma niente di più.
“Faccio il praticantato per diventare giornalista su un sito on-line di attualità e mi occupo di spettacoli e di moda”

Da quanto tempo?
“Da poco meno di un anno”

Studi?
“Si, scienze della moda e del costume, frequento l’ultimo anno e mi dovrei laureare tra pochi mesi! Infatti quando ho letto del concorso ho pensato “questo è proprio giusto per me”.

Dove hai letto del concorso?
“Su Donna Moderna, mi pare… ti dicevo, appena l’ho visto ho pensato “è perfetto”, ma ho mandato il racconto veramente senza sperare nulla, non ho fatto mai leggere le mie storie a nessuno. Praticamente il primo testo l’ ho inviato a voi.
Non conoscevo la scuola di scrittura Stanton, ma mi sono informata e mi è piaciuta tantissimo l’idea di un progetto che unisce le donne d’Italia, scrittrici e non”.

È il tuo primo concorso di scrittura?
“No. Ho partecipato ad un altro, indetto dalla rivista Orizzonti e mi hanno pubblicato una poesia”

Prime sensazioni?
“Sono stata felicissima di aver vinto una selezione tra ragazze di tutta Italia. E poi sono curiosa di vedere come sarà il vestito”

Come lo immagini?
“Di seta, semplice, lungo”

Colore?
“A me piace molto il nero, cangiante, magari di taffettà o anche di colore pastello”

Leggendo il tuo racconto, c’ è una frase verso la fine del testo che spiazza il lettore: il passaggio dove parli di un bambino che scambia la protagonista per una signora soltanto perché ha una borsa fra le mani. Eppure è giovane.
“Questa cosa mi è successa veramente. Ho un piccolo libro che mi ha regalato un mio amico scrittore, al quale ho raccontato della mia passione nascente. Vi scrivo tutte le frasi che mi colpiscono. Le parole del bambino le ho segnate subito”.


Nella vita, mi pare di capire, vuoi fare la giornalista?
“Non lo so. In realtà ero partita con l’ idea di diventare una stilista. Poi ho preso trenta e lode all’esame di lettere comparate e ho iniziato a scrivere un po’ di cose. Ho fatto uno stage all’ANSA, nel settore che si occupa di moda, e ora scrivo su un sito con altri ragazzi, in un ambiente molto giovane e divertente. Ho cercato, insomma, di legare la passione per la scrittura e la moda al giornalismo”.

Se dovessi pensare a ciò che ti emoziona maggiormente nella vita, cosa ti viene in mente come prima immagine?
“Forse i bambini”

Come mai?
“Credo che la loro spontaneità sia stupenda. Noi, con il tempo non facciamo più caso a tante cose che per loro sono fantastiche, mentre dovremo riuscire a vedere con gli occhi di un bambino le cose che ci sembrano banali e che invece per lui sono speciali”

Ti senti ancora bambina o già donna?
“Ho un lato di me che è rimasto molto infantile e penso rimarrà tale anche quando avrò sessant’anni. Ma donna, beh, non lo so”

Qual’ è l’accessorio al quale non puoi rinunciare?
“E’un cappellino alla francese che mi hanno regalato, tipo “berrettino” che si cala da un lato. Ma di solito vesto molto semplice. I jeans sono irrinunciabili, poi magari metto accessori particolari, come i gioielli etnici o grossi anelli”

Hai preferenze di genere letterario?
“I romanzi di fine ottocento. Mi piace molto Baricco perchè sa essere versatile, ma il mio preferito resta in assoluto l’ inarrivabile Proust”

Una scrittrice donna?
“Adesso sto finendo di leggere il romanzo di Simone De Beauvoir, “Memorie di una ragazza per bene”.È un po’ prolissa però mi piace molto la storia, che è poi quella della sua vita Da bambina a donna con l’ambizione della scrittura. Lo sto leggendo con la curiosità di sapere come andrà a finire”

Gusti musicali?
“Adoro il rock, il rithm’n’blues, l’hip hop, l’elettronica. Sento veramente di tutto”

Come passi le tue serate?
“Ci sono tante cose da fare, a Roma. Mi piace andare a bere un bicchiere di vino con i miei amici o…con il mio ragazzo”

Hai il ragazzo?
“Sì, da poco, ma sono molto innamorata”

mercoledì 21 novembre 2007

Alla maniera di Colette


di Amelia Di Pietro

Nel corso della storia è capitato molte volte che gli esseri umani per “vestire le emozioni” abbiano preso come modelli cantanti, attori, scrittori, ai quali ci si è identificati proprio per le forti emozioni che essi riuscivano a esternare attraverso le varie forme d’arte.
In alcune epoche questo non ha solo significato voglia d’immedesimazione, ma anche bisogno di esprimere idee, creare rotture, dare voce e corpo ai profondi cambiamenti che nel corso del tempo sono avvenuti nella società. In questo processo la moda è stata spesso usata come veicolo per manifestare un modo di essere e di pensare.
Andando a ritroso sono tanti gli esempi che emergono nella mia memoria a suggello di queste affermazioni, ma in questa sede voglio considerarne uno tra i più significativi Nonché forse uno dei primi casi del desiderio delle donne di esprimersi liberamente in un’epoca in cui il loro ruolo era ancora molto circoscritto. Mi riferisco alla scrittrice Sidonie-Gabrielle Colette, una delle protagoniste delle prime rivendicazioni femminili nella Francia del '900. Colette in questo scorcio d’inizio secolo intraprese una lotta votata principalmente alla rottura di molti dei tabù della sua epoca. Il suo obiettivo era spalancare i cancelli della prigione in cui le donne erano rinchiuse. Questa scrittrice, divenuta un mito per la Francia, visse votata al piacere. Si sposò tre volte. Intraprese diverse relazioni omosessuali dichiarando esplicitamente la sua bisessualità. Ebbe una relazione con il figlio di primo letto del secondo marito, Henry de Jouvenel. Lui aveva sedici anni lei quarantasette. Di fronte alle critiche che le rivolgeva la società scandalizzata dai suoi atteggiamenti, lei rispondeva così: “Vivo la vita nel modo più normale che io conosca: quello che mi pare e piace”.
Colette, proveniente dalla tranquilla campagna della borgogna, inizia la sua avventura all’età di venti anni quando incontra quello che diverrà il suo primo marito: Henry Gauthier Villars detto Willy, un dongiovanni della bella epoque parigina che la inserì nella vita mondana della città. Willy si spacciava per scrittore, ma faceva scrivere i suoi libri ad altri. Chiese anche alla moglie, che spesso si annoiava, di scrivere un romanzo per lui. Nacque così, nel 1900, Claudine a l’école, scritto da Colette e firmato da Willy. Fu un grande successo cui seguì tutta la serie di Claudine. Ma il loro connubio presto si sfaldò anche a causa dei continui tradimenti di lui. Si lasciarono nel 1905. Nel frattempo si creò un vero e proprio caso letterario e non solo. Anche la moda fu enormemente condizionata. Il personaggio di Claudine invase la Francia. Non esisteva un articolo commerciale che non subisse lo stile di questa “eroina”. Apparvero i profumi di Claudine, le acconciature di capelli alla Claudine, i grembiuli alla Claudine e perfino le cravatte alla Claudine.
Anche in questo Colette precorse i tempi: la sua invenzione letteraria diventò un fatto di costume.
Forse tutto questo riverbero era dovuto al fatto che Colette, con i suoi romanzi intrisi di velato erotismo, aveva dato modo alle donne di prendere coscienza di se stesse e di trovare il coraggio, se non altro attraverso l’imitazione di un modello, di rompere gli schemi.
Quale esempio migliore di questo per comprendere come la moda e la letteratura siano riuscite alcune volte, attraverso la loro commistione, a tessere le fila di autentici mutamenti.

martedì 20 novembre 2007

The Golden Age of Couture

The art of fashion
da Londra Irene Zennaro

Got a passion for fashion? Allora non potete perdere la mostra “The Golden Age of Couture: Paris and London 1947-1957” all’ Albert and Victoria Museum di Londra sino al 6 Gennaio.

La mostra celebra una decade d’oro, un decennio che ha rivoluzionato la moda e la rappresentazione della femminilità dopo i lunghi anni della Seconda Guerra mondiale.
Dopo le devastazioni del conflitto e dell’occupazione nazista, i couturier parigini diedero vita al “Theatre de la Mode”, un’esibizione itinerante di creazioni sartoriali su manichini realizzati da artisti come Jean Couctou e Christian Bèrard. Il “Theatre de la Mode” presentò le creazioni della moda francese nei paesi scandinavi, in Inghilterra e negli Stati Uniti raccogliendo donazioni per le vittime della guerra.

Nel 1947 Dior inventò il New Look che ebbe lo stesso effetto del New Deal roosveltiano nei guardaroba delle donne di tutto il mondo. La collezione era l’antitesi dei modelli mascolini imposti dalla guerra: materiali morbidi che seguivano le linee sinuose del corpo e ne esaltavano le forme, gonne a tubo e braccia nude.
Nelle teche dell’esposizione di susseguono così autentiche opere d’arte sartoriale: linee a tulipano che mettono in evidenza il seno, abiti da sera con ricami così opulenti da richiedere ben seicento ore di lavoro, tailleur dalla linea a freccia che assottigliano la figura rendendo desiderabile la più integerrima madre di famiglia.

Nelle sale dell’ A&V i capi di Dior, Balenciaga e Givenchy raccontano la rivoluzione dello stile e del costume, del lusso che si fa brand e della moda che torna prepotentemente a essere quello per cui è nata: sogno, gioco, verità, travestimento e molto altro.

Quello che si prova uscendo nel freddo di Londra dopo un viaggio nelle atmosfere rarefatte e dorate è una sorta di nostalgia per un tempo in cui tutti vestivano come delle stelle di Hollywood e tutte le donne erano protagoniste di un film di Cukor.

Che siate incallite fashioniste o angeli del focolare la mostra è un must, una vera glorificazione della figura femminile, di una sensualità senza spacchi e scollature ginecologiche che rende la donna una dea del suo tempo.

domenica 18 novembre 2007

Grazie per aver partecipato

Un grazie di cuore a tutte le donne che hanno partecipato a questa prima edizione del premio letterario "Vestirsi di emozioni". Vi aspettiamo alla giornata della premiazione e restate in contatto con questo blog. Novità, aggiornamenti, moda, letteratura...insomma sintonizzatevi.